Area Rifiuti

La Prevenzione : “La produzione di rifiuti rappresenta (…) una perdita di risorse materiali. (…) Circa un terzo delle risorse usate in Europa viene convertito in scarti ed emissioni con oltre 1.8 miliardi di tonnellate di rifiuti prodotti ogni anno. (..) Ogni cittadino europeo produce 520 kg di rifiuti domestici all’anno, con una crescita prevista del 25% dal 2005 al 2020” (“Linee guida sulla prevenzione dei rifiuti urbani”, Osservatorio Nazionale Rifiuti/Federambiente, 2010)

La raccolta differenziata: La raccolta differenziata è “solo” un mezzo per conseguire lo scopo, che è il riciclo. Si tratta quindi della prima fase di un processo industriale vero e proprio, per cui sia chi la organizza e gestisce sia i cittadini-utenti che vi partecipano devono avere sempre presente che solo il suo continuo miglioramento qualitativo oltre che quantitativo permette di massimizzare il riciclo.

La raccolta differenziata è organizzata e gestita in forma singola o associata dai Comuni, che possono svolgere il servizio direttamente o, come ormai accade nella maggior parte dei casi, affidarlo nelle forme previste dalla legge ad imprese pubbliche, private o miste.

Le modalità di organizzazione del servizio possono  variare notevolmente da luogo a luogo, in base alle caratteristiche morfologiche del territorio, alla densità/tipologia degli insediamenti abitativi e produttivi/commerciali, agli impianti di recupero disponibili.

Rifiuti zero è una strategia, che si propone di riprogettare la vita ciclica, in modo da riutilizzare tutti i prodotti, facendo tendere la quantità di rifiuti, da conferire in discarica, allo zero, in alternativa alle pratiche che prevedono necessariamente, ma dannosamente, sotto ogni profilo, un processo di incenerimento o discarica. Nell’industria questo processo coinvolge la creazione di attrezzature differenti da quelle utilizzate nella normale produzione, capaci di rigenerare prodotti già utilizzati. Un esempio può essere il ciclo di una bottiglia di vetro per il latte. La risorsa iniziale è la sabbia silicica, la quale viene trasformata in vetro e successivamente in una bottiglia. La bottiglia viene riempita di latte e distribuita al consumatore. Al momento, i normali metodi di gestione dei rifiuti dispongono che la bottiglia venga gettata in discarica, mentre con il metodo Rifiuti Zero, la stessa verrebbe affittata, al momento dell’acquisto, tramite un deposito di smercio, per essere riportata indietro dopo l’utilizzo. La bottiglia verrebbe, quindi, recuperata, lavata, riempita e rivenduta, consumando solo l’acqua di risciacquo e l’energia utilizzata, che verrebbe ridotta al minimo. Rifiuti zero può rappresentare, non solo un’alternativa economica al sistema tradizionale dello smaltimento dei rifiuti, che finiscono in discarica, che, invece, verrebbero recuperati, ma, altresì, un’importante e decisiva alternativa, rispetto alla discarica stessa, responsabile del grave inquinamento ambientale, che col nuovo sistema, verrebbe, prima, ridotto e, poi, superato a beneficio di tutti.

 Dieci passi verso Rifiuti Zero

  1. Separazione alla fonte, per  organizzare la raccolta differenziata. La gestione dei rifiuti  non è un problema tecnologico, ma organizzativo, dove il valore aggiunto  non è , quindi la tecnologia, ma il coinvolgimento della comunità , chiamata a collaborare  in un passaggio chiave, per attuare la sostenibilità ambientale;
  2. Raccolta a porta a porta, per organizzare un’efficace raccolta differenziata (RD), in grado di raggiungere , in poco tempo e su larga scala, quote percentuali superiori al 70%. Quattro contenitori per organico, carta, multi materiale e residuo, con il ritiro secondo un calendario settimanale prestabilito;
  3. Compostaggio, realizzazione di un impianto di compostaggio da prevedere prevalentemente in aree rurali e quindi vicine ai luoghi di utilizzo da parte degli agricoltori;
  4. Riciclaggio, con la realizzazione di piattaforme impiantistiche per il recupero di materiali, finalizzato al reinserimento nella filiera produttiva;
  5. Riduzione dei rifiuti con la diffusione del compostaggio domestico, la sostituzione delle stoviglie e bottiglie di plastica, l’utilizzo dell’acqua del rubinetto (più sana e controllata di quella in bottiglia), l’utilizzo dei pannolini lavabili, l’acquisto alla spina di latte, bevande, detergenti, prodotti alimentari e sostituzione degli shoppers in plastica con sporte riutilizzabili;
  6. Riuso e riparazione, mediante la realizzazione di centri per la riparazione, il riuso e la decostruzione degli edifici, in cui beni durevoli, mobili, vestiti, infissi, sanitari ed elettrodomestici vengano riparati, riutilizzati e venduti. Questa tipologia di materiali che, costituisce circa il 3% del totale degli scarti, rivestirebbe anche un grande valore economico, per le imprese locali, con un’ottima resa occupazionale, come dimostrata da molte esperienze in Nord America e in Australia;
  7. tariffazione puntuale con l’introduzione di sistemi, che facciano pagare le utenze, sulla base della produzione effettiva di rifiuti non riciclabili  da raccogliere. Questo meccanismo premierebbe il comportamento virtuoso dei cittadini verso acquisti più consapevoli;
  8. recupero dei rifiuti, con la realizzazione di un impianto per la selezione degli stessi, in modo da recuperare altri materiali riciclabili, sfuggiti alla RD, impedendo, altresì, che rifiuti tossici possano essere inviati alla discarica pubblica transitoria, stabilizzando la frazione organica residua.
  9. centro di ricerca e riprogettazione, con la chiusura del ciclo e analisi del residua, a valle do RD –  recupero, riutilizzo, riparazione, riciclaggio – finalizzata alla riprogettazione industriale  degli oggetti non riciclabili, alla fornitura di un feedback alle imprese (realizzando la Responsabilità estesa del produttore) e alla promozione di buone pratiche di acquisto, produzione e consumo;
  10. azzeramento rifiuti, da raggiungere entro il 2020, ricordando che la Strategia Rifiuti Zero si situa oltre il riciclaggio. In questo modo Rifiuti Zero, innescato dal “trampolino” del porta a porta, diverrebbe, a sua volta, “trampolino” per un vasto percorso di sostenibilità, che in modo concreto ci permetterebbe di mettere a segno scelte a difesa del pianeta.

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